SEI PERSONAGGI.COM

di Edoardo Sanguineti
regia scenografia acustica Andrea Liberovici

con
Eugenio Allegri
Ottavia Fusco
Aleksandar Cvjetkovic

Dove: Teatro della Corte (prima)
Prima: 20 giugno 2001
Durata: 1h30
Produzione: Teatro Stabile di Genova

SEI PERSONAGGI.COM
di Edoardo Sanguineti
regia, scenografia acustica Andrea Liberovici
scene, costumi Filippo Garrone/Paolo Giacchero
luci Sandro Sussi

con
Eugenio Allegri
Ottavia Fusco 
Aleksandar Cvjetkovic 
Rachele Ghersi 
Fabrizio Matteini 

Voci registrate di:
Mariangela Melato (nel ruolo de la figlia)
Omero Antonutti (nel ruolo de il padre)
Massimo Popolizio (nel ruolo de il figlio)
Francesca Rota (nel ruolo de la bambina)

Sul testo di Sanguineti è intervenuto Andrea Liberovici in doppia chiave, regista e musicale. Liberovici ha agito in uno spazio vuoto animato da luci e soprattutto da suoni elaborati elettronicamente. Voci di attori assenti manipolati secondo consuete tecniche di sovrapposizione, scomposizione, alterazione timbrica. Suoni, ancora, animati da gesti dell’autore trasformato di tanto in tanto in una sorta di direttore d’orchestra. Liberovici inserisce pure canzoni o rap, dal sapore e dai toni alquanto popolari. Spuntano anche citazioni di canzoni “antiche”, come la scandalosa “Je t’aime”. Ineccepibile la resa interpretativa. Bravi gli attori.
di ROBERTO IOVINO
da La Stampa, 22.06.2001

Integrale riscrittura di un classico del teatro del Novecento nella prospettiva di un labirinto gioco di rispecchiamenti e di citazioni “Seipersonaggi.com” propone un allestimento teatrale in cui la parola e il suono convivano e si confrontino con uguale dignità espressiva, al centro del quale c’è l’autore visitato, come nei tre racconti dai quali la famosa di Luigi Pirandello prese forma, dalle voci dei suoi personaggi che gli chiedono, con appassionata insistenza, di poter esistere sulla scena.(…) Non ci sono diavolerie tecnologiche, a parte una raffinata elaborazione degli effetti sonori.“
di Masolino D’Amico
da La Stampa, 24.06.2001

Questo continuo salto di climi genera per gli interpreti una sorta di “straniamento” alla Brecht: straniamento che viene ripreso dal regista Andrea Liberovi in una dislocazione spaziale del volumi recitativi, in una sorta di barocco sonoro in cui si manifesta il labirinto delle voci. Tutta la regia gioca sulla duplicazione delle voci e le battute si intercciano dai personaggi in scena e la sua voce fuoricampo con le parole pronunciatre da altri attori.
di MAURO MANCIOTTI
da Il Lavoro, 22.06.2001